Istituti tecnici, le imprese cercano più diplomati PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Di Lucchio   
Sono un serbatoio inesauribile di competenze e professionalità per l’industria made in Italy, una risposta concreta ai problemi dell’occupazione e una sicurezza per le famiglie italiane in tempi di crisi. Eppure dal 1990 ad oggi gli istituti tecnici del nostro Paese hanno costantemente perso prestigio sociale e iscritti, nonostante la leggera inversione di tendenza nelle immatricolazioni che si è registrata dal 2007 in poi.

Una situazione paradossale, perché il mondo delle imprese italiane è alla continua ricerca di periti e ragionieri e spesso non riesce a trovare sul mercato del lavoro i profili professionali tecnici di cui ha bisogno. Secondo un’elaborazione di Confindustria in base ai dati forniti da Istat, Mpi e rapporto Excelsior, nel 2009 le aziende del Paese, nonostante la recessione economica, prevedevano di poter dare impiego a 214.037 diplomati del settore tecnico-professionale, mentre i periti reperibili sul mercato erano soltanto 137.718. Il divario tra domanda e offerta ha quindi raggiunto quasi le 77mila unità, una quota che assume un valore ancora più significativo quando si osserva che oggi la percentuale di disoccupati in Italia si sta gradualmente avvicinando al dieci per cento. Nel 2008, prima della crisi, il gap esistente tra le richieste del sistema produttivo italiano e l’offerta complessiva di neo-diplomati tecnici sul mercato era ancora maggiore: 181.274 posti di lavoro disponibili che non si sono trasformati in assunzioni. Inoltre, in termini di incidenza sul totale dell’occupazione, le professioni tecniche sono passate dal 16,6 per cento del 2001 al 22 per cento del 2007: cinque punti percentuali al di sopra della media Ocse e mezzo punto in più della Germania, Paese dalla lunga tradizione per queste professionalità.

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Caccia ai diplomati della tecnica PDF Stampa E-mail
Scritto da Annachiara Sacchi (Corriere della sera)   
Giovedì 11 Dicembre 2008 00:00
In Italia le superiori tecniche e professionali sono 1.800 con 870 mila studenti. 320 mila offerte di lavoro, rispondono in 142 mila

lavori nell'industriaSono la linfa del sistema Paese, una concreta risposta alla crisi, il motore dell'industria. Riducono — o, meglio, azzerano — i rischi di precariato; danno garanzie alle famiglie; sono la culla del Made in Italy.
Eppure negli ultimi 17 anni gli istituti tecnici hanno continuato a perdere studenti e credibilità. Proprio mentre le imprese raddoppiavano la domanda di periti e le esportazioni nazionali superavano quelle di Francia e Germania. Anche adesso, nonostante una leggera ripresa nelle iscrizioni, mancano 180 mila tecnici specializzati. Un'emergenza. Che è arrivata fino a Palazzo Chigi: nei prossimi giorni (entro la fine di dicembre) in Consiglio dei ministri si discuterà il «riordino degli istituti tecnici». Obiettivo di Mariastella Gelmini: «Qualità, più diplomi legati alle richieste del mercato, meno sperimentazioni».

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Action plan della Confindustria PDF Stampa E-mail

confindustriaIl documento sull'Istruzione Tecnica del 2 agosto 2005 ha avuto un importante risultato. Dopo la sua pubblicazione il Ministro Moratti ha radicalmente modificato i programmi e i quadri orari dei Licei Tecnologici (in cui la Legge 53/2005 aveva trasformato gli Istituti Tecnici) per venire incontro alla domanda di tecnici delle imprese ed evitare una liceizzazione dell'istruzione tecnica che ne avrebbe eliminato il carattere professionalizzante.

 Con la legge 40/2007 il nuovo Governo sopprime i Licei Tecnologici (che in realtà non erano ancora stati costituiti) e ripristina gli Istituti Tecnici, affidando a un regolamento da emanare entro il giugno 2008 il loro rilancio e potenziamento. In linea con l'analisi contenuta nel Documento sull'istruzione tecnica, Confindustria presenta il 17 ottobre 2007 l'Action Plan Istruzione Tecnica per aggiornare le proposte del mondo imprenditoriale al nuovo quadro normativo.

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Gli Istituti tecnici PDF Stampa E-mail

itis2L'istruzione tecnica è nata e si è sviluppata per rispondere a precise esigenze della realtà produttiva italiana nel campo del commercio, del turismo, dell'industria, dei trasporti, delle costruzioni, dell'agraria e delle attività a carattere sociale (rivolte alla persona). Ha svolto e svolge la funzione di formare quadri intermedi per ambiti professionali consolidati e socialmente riconosciuti (è il caso di ragionieri, geometri, periti industriali, periti agrari ecc.).
Tale compito l'ha resa sempre particolarmente sensibile alle modifiche sviluppatesi nelle attività produttive permettendo di far evolvere la sua offerta formativa in termini qualitativi e quantitativi. Le domande di professionalità nuove, che pervenivano alla scuola dal modo del lavoro, e che richiedevano, oltre alle tradizionali competenze di tipo specialistico, competenze relazionali, linguistiche ed informatiche, hanno trovato negli anni risposte nella promozione di percorsi sperimentali che dapprima affiancavano i vecchi percorsi e successivamente li sostituivano.

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